Permanganato di Potassio


26-Nov09


Si potrebbe chiamare “tassa sulla speranza di vita”. Il fatto che gli italiani vivano più a lungo rispetto a quindici anni fa nasconde una contropartita che in pochi conoscono: la pensione sarà più bassa. Con buona pace di chi annuncia che il sistema previdenziale non sarà toccato. Tutto nasce da un semplice problema: vivere di più significa, a parità di condizioni, ricevere la pensione per un numero maggiore di anni, con un costo che lo Stato ritiene fin d’ora insostenibile. La soluzione trovata è aritmeticamente ineccepibile: l’assegno mensile non potrà più essere quello di prima, ma necessariamente più leggero.

Lo Stato, invece di pagare poniamo 1.000 euro al mese per 19 anni (era la speranza di vita dei maschi ultrasessantenni una quindicina di anni fa), darà 905 euro al mese per 21 anni (speranza di vita attuale). E non è finita qui, perché ogni ulteriore aumento della vita media in futuro farà scattare di tre anni in tre anni un taglio della pensione.
[…]
Tutto questo non è un progetto, è già deciso e scatterà dal primo gennaio 2010. Lo ha disposto la riforma Dini del ‘95, lo ha tradotto in cifre una legge del 2007, lo ha confermato l’attuale governo. Dunque, decisione assolutamente bipartisan. Il fatto che non se ne parli tanto è almeno in parte dovuto all’astruso titolo di questa norma, incomprensibile per i non addetti ai lavori: “Revisione dei coefficienti di trasformazione”. Si tratta di quei numeretti che moltiplicati per la totalità dei contributi versati danno come risultato la pensione dovuta a ciascun lavoratore. Ogni tre anni questi numeri andranno rivisti al ribasso man mano che crescerà la speranza di vita. Primo taglio a gennaio, dopo un lungo rimpallo tra i governi succedutisi dopo Dini.



- La “tassa” sulla speranza di vita che ridurrà la pensione dei giovani





24-Nov09


Hilarious bathroom cleaner parody ad

9:14 pm, by acrob4t
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24-Nov09


Muppets perform ‘Bohemian Rhapsody’






24-Nov09

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24-Nov09

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24-Nov09


Il 18 giugno 1967, parlando al congresso dei sindacati, Gomulka (il capo del governo comunista della Polonia) accennò all’attività di una «quinta colonna», e nel discorso si vide il segnale che la purga degli ebrei o, come fu chiamata, «la campagna antisionista», poteva iniziare. L’espressione «quinta colonna», per indicare un traditore occulto, e il termine «sionista» si trovarono da allora accostati. I sionisti dovevano essere estirpati e allontanati da posizioni di responsabilità. Le milizie dei lavoratori, sempre pronte a servire il governo, iniziarono come di dovere a manifestare contro i sionisti. Ma la parola syjoninci, sionista, era poco conosciuta, e alcuni lavoratori, mandati a dimostrare contro i syjoninci, inalberarono cartelli con la scritta: «Syjoninci do Syiamu», sionisti tornate in Siam.

- 1968. L’anno che ha fatto saltare il mondo di Mark Kurlansky





23-Nov09

starlightandpoison:

‘november morning’

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‘november morning’

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23-Nov09

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23-Nov09


Sono passati quasi 29 anni da quella maledetta sera del 23 novembre 1980: erano le 19.34 e la terra tremò per sessanta interminabili minuti. Il bilancio tra le macerie, complice la lentezza della macchina dei soccorsi, fu apocalittico: 2.570 morti, 9mila feriti e 300mila sfollati. Quando il presidente Sandro Pertini visitò le città della Campania distrutte dal sisma, lo Stato promise interventi rapidi e concreti, ma dopo quasi trent’anni, in molti dei 200 comuni disastrati restano ancora i segni tangibili di un sisma che nessuno ha dimenticato. Ruderi, case e palazzi sventrati, interi quartieri rasi al suolo, centri storici spettrali e scenari da bombardamento. Il tutto nonostante centinaia di campagne elettorali che puntualmente hanno inserito la ricostruzione nelle agende programmatiche delle future giunte di governo.

In questi contesti, invece, ha proliferato la criminalità, il degrado, l’abbandono e viaggiare tra i vicoli-fantasma delle città dell’area vesuviana è ancora un pugno in pieno stomaco. Nel complesso, la ricostruzione post-terremoto è stata uno degli scandali più imponenti della storia dell’Italia, uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia. I faldoni che riempiono ancora gli scaffali delle Procure conservano dentro ancora nomi eccellenti della politica, oltre a custodire ricostruzioni dettagliate di accrescimento del potere criminale dei clan della camorra a discapito dei senzatetto. Storie di appalti e di mazzette, storie di ritardi e di opere incompiute, sprechi e sperperi che non solo non hanno cancellato lo scempio del terremoto, ma che ancora oggi bloccano il rilancio economico e socialie della Campania.



- La terra tremò per 60”: l´apocalisse che ha arricchito clan e collusi





22-Nov09