April 6th, 2012
December 1st, 2009

Strano Paese, questo chiamato Italia. Che ci si ostina, talora, a definire “bello”. Paese che improvvisamente sta scoprendo come una cifra identitaria la croce, non tanto il cristianesimo, quanto il suo simbolo, simbolo peraltro di sofferenza e morte: la croce, appunto. E la cosa più strana che a riscoprire la croce, generando un vago sospetto di strumentale uso politico, sono coloro che più vicini sono al paganesimo, i leghisti del senatùr, con un corteo di postfascisti, e sedicenti liberali.
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Sicché, d’improvviso, i seguaci del “dio Po”, il mitico Eridano, a cui si sottomettono, in riti bizzarri nelle montagne del Cuneese, là dove il fiume sorge, ora si dichiarano seguaci di una delle “religioni del Libro”; coloro che insultavano il pontefice, se ne proclamano ora fieri paladini; gli svaticanatori sono divenuti papisti.

Non è certo la prima volta. Basti pensare alla parabola di Mussolini, che passò dall’anticlericalismo al Concordato, e nel contempo lasciando cadere la seconda “pregiudiziale” del movimento dei Fasci: quella repubblicana. Sicché l’ateo divenne cattolico, il socialista si fece liberista e poi corporativista, il repubblicano monarchico, il rivoluzionario reazionario. Anche Mussolini voleva piantare il tricolore nel letame (testuale), e poi si riempì la bocca della parola Italia, che pretendeva fare diventare signora del Mediterraneo, grande potenza, alleata alla potenza germanica, in nome degli immancabili destini di Roma, sui cui colli doveva tornare l’Impero: sappiamo come finì.